Tre giorni di Portogallo: Lisbona, Sintra e Cabo da Roca

Prima di partire ero sicura che questo attesissimo viaggio sarebbe stato stragradito, e una volta giunto a termine mi ha lasciato ancora più sbalordita di quanto avrei immaginato.

Lisbona è una città bellissima, dagli abitanti gentili, disponibili, allegri e solari, piatti super abbondanti, palazzi ricchi di colori e di azulejos. Noi abbiamo trascorso qui solo tre giorni, di cui l’ultimo interamente speso tra Sintra e Cabo da Roca.

Siamo partiti da Roma all’alba e ciò ci ha permesso di arrivare presto a destinazione e di avere tutta la giornata per andare in giro. L’aeroporto è ben collegato poiché è il capolinea di una linea di metro che giunge in centro; il nostro albergo, Empire Lisbon Hotel, si trova nei pressi della fermata Arroios.

La prima tappa è stata lo stadio da Luz, dove gioca una delle più importanti squadre di calcio del Portogallo e la più tifata di Lisbona, il Benfica. I tour dello stadio si svolgono ogni 20 minuti e si può scegliere di includere nel biglietto anche il tour del museo; noi abbiamo optato per la prima soluzione, escludendo il museo. La tradizione del volo dell’aquila (mascotte della squadra) prima di ogni match, che pensavamo fosse un’idea del tutto laziale, ha invece avuto origine proprio con il Benfica, già diversi anni fa.


Sotto il sole cocente siamo ritornati in albergo per effettuare il check-in e ripartire immediatamente: ci aspettava Lisbona! Dopo un’ora di fila a Martim Moniz siamo saliti a bordo dello storico tram 28, che dagli anni Trenta accompagna lisbonesi e turisti alla scoperta delle vie ripide dell’Alfama e del Barrio Alto, il quartiere in cui è iniziata la nostra scoperta (per chi non volesse arrivare qui su a bordo del tram, la fermata metro di riferimento è Baixa – Chiado). Questa è la zona che un tempo era frequentata per lo più da marinai e prostitute, oggi brulica di locali, ristoranti e…miradouros, i punti panoramici dove, specialmente all’ora del tramonto, i giovani sono soliti fare due chiacchiere a suon di birre e bonghi. Il più suggestivo, frequentato soprattutto da gente del posto, è il Miradouro di Santa Caterina, da dove in lontananza potrete scorgere il Cristo Rei e l’imponente Ponte 25 de Abril, una versione in “miniatura” del Golden Gate Bridge di San Francisco. Sebbene la zona del Barrio Alto sia stata riqualificata, a tratti emerge ancora quella magnifica decadenza tipica di tutte le città più vive.


Sempre nel quartiere del Barrio Alto, non potete tralasciare una rapida visita al Convento do Carmo, la cui chiesa, distrutta durante il terremoto del 1755, non è mai stata ristrutturata e si presenta con i suoi frammenti quasi intatti.

In prima serata ci siamo diretti prima verso la centralissima Praça do Comércio e poi, di lì a pochi passi, a Praça da Figueira, dove in un angolo abbiamo scovato un ottimo ristorantino di cucina tipica e mediterranea che offriva anche opzioni senza glutine per la mia gioia (presto avrete modo di leggere anche qualcosina in più sul nostro tour culinario). Dopo cena siamo tornati distrutti in albergo, scegliendo però di pagare un taxi, avendo considerato l’irrisoria distanza del nostro albergo dal centro e le tariffe di partenza, decisamente più basse di quelle a cui siamo abituati in Italia.

Il nostro secondo giorno è iniziato con un blitz ipercalorico post colazione alla Pastelaria Zarzuela, la migliore pasticceria gluten free per i pasteis de nata, a pochi passi dalla fermata metro Cais Do Sodré. Abbiamo proseguito con una passeggiata lungo il fiume Tago, il cui lungo corso sfocia nell’Oceano Atlantico proprio nei pressi della capitale portoghese.


Abbiamo camminato fino a Praça do Comércio e qui siamo saliti sul famoso arco, per godere di una vista sull’elegante Rua Augusta, sulla piazza e sulla città. Da qui su ci si rende conto che la piazza si trova esattamente a metà tra la collina dove sorge il Castelo de São Jorge e quella del Barrio Alto.


Il castello è stata proprio la nostra tappa successiva: per arrivare in cima abbiamo percorso le stradine caratteristiche dell’Alfama,  abbiamo ammirato (e visitato) la cattedrale Sé, il panorama dal Miradouro de Santa Luzia e da Largo Portas do Sol, incontrato artisti di strada. Anche dalle terrazze attorno al castello potrete godere di altre splendide viste sulla città.

Stanchi e accaldati, non ci siamo fermati (complici anche gli introiti calorici a base di pasteis de nata) e ci siamo diretti verso Belém, a bordo del tram 15E (che a ritorno si è fatto attendere per più di mezz’ora). Gli scenari durante il tragitto cambiano, i palazzi colorati del centro lasciano talvolta spazio a muri di periferia, per poi tornare a farci sognare una volta giunti dinanzi al monumento che celebra le scoperte geografiche, Padrão dos Descobrimentos.


Quest’ultimo è situato esattamente di fronte al Monastero dos Jerónimos, patrimonio dell’umanità, così come la Torre di Belém, poco più avanti. Fu costruita nei primi anni del XVI secolo come parte di un sistema di difesa alla foce del fiume Tago, ed è un esempio dello stile manuelino portoghese. Da non perdere, sempre in zona, il MAAT e il Museo Coleção Berardo, rivelatosi una bella sorpresa, poiché racchiude opere di artisti del calibro di Picasso, Modigliani, Warhol.


Per la cena abbiamo raggiunto il Barrio Alto dopo aver fatto una piccola tappa rigenerante in albergo, ed è stata poi la volta del famoso bachalau, come al solito servito in abbondanza assieme a verdure e patate al forno.
Giunti al terzo giorno, avevamo avuto un’infarinatura generale di una città senz’altro da rivisitare, ma non volevamo lasciarci dietro la vicina Sintra e Cabo da Roca, il punto più a ovest del continente europeo.
Dalla stazione Rossio di Lisbona partono treni ogni venti minuti per raggiungere la cittadina patrimonio dell’Unesco; saliti a bordo, siamo arrivati in un baleno, abbandonando però sia il sole che il caldo. Sintra è infatti caratterizzata da un particolare microclima, per cui, anche in estate, difficilmente si raggiungono le alte temperature, ed il cielo è quasi sempre grigio. Famosa per i suoi palazzi regali, abbiamo optato per la visita della Quinta da Regaleira, promettendoci di tornare in futuro per restare almeno due notti e dedicarci anche al Palacio da Pena, al Castelo dos Mouros e al Monserrate Palace. All’interno della Quinta da Regaleira l’atmosfera è mistica (come in ogni angolo di Sintra), trovano spazio stile manuelino ed esoterismo: provate a non innamorarvi del pozzo iniziatico, che rappresenta i gironi infernali danteschi, e perdetevi tra i tunnel sotterranei che collegano i vari punti!


Dopo due ore abbondanti spese tra sogni e fantasia ci siamo diretti (utilizzando un taxi) verso uno dei paesaggi più incredibili del pianeta: Cabo da Roca. Il resto non ve lo racconterò, ma vi lascio sognare con queste foto.

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4 pensieri su “Tre giorni di Portogallo: Lisbona, Sintra e Cabo da Roca

  1. Dolores Sinigaglia ha detto:

    Incredibile! Anch’io sono stata in Portogallo in luglio con la mia famiglia. Due figlie celiache e una mamma intollerante al glutine: abbiamo pianto di gioia davanti alla pasticceria Zarzuela. Dopo Lisbona abbiamo visitato l’Alentejo e l’Algarve. Terre magnifiche, spiagge favolose… ci ritorneremo di sicuro 😊

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    • persytraveller ha detto:

      Quella pasticceria dovrebbero eleggerla patrimonio dell’umanità! Fortunatamente in Portogallo non ho trovato particolari difficoltà a trovare cibo senza glutine, e questo è un altro dei motivi per cui ci tornerò presto!

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