Prague’s diary: tre giorni nella città d’oro

“…Motivi provenienti dall’oriente slavo, dal nord germanico, dall’occidente gallico, dal sud latino, convergono a Praga e si fondono in una sintesi singolare”.

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Partenza all’alba, come tutte quelle con i voli low cost. Arrivo in orario. Ad attenderci fuori dall’aeroporto (l’unico di Praga), puntuale, il bus n°119, che ci ha lasciati nei pressi di una fermata della linea A della metropolitana. Pochi istanti e ci tocca scendere, a Můstek, nella centralissima Na Příkopě, la via dei negozi e dei casinò. Inaspettatamente, troviamo il famoso store londinese di giocattoli Hamleys, con tanto di scivolo annesso, diventato la principale attrazione per le migliaia di bimbi che entrano incuriositi dalle vetrine con i supereroi della Marvel. Dopo questa breve parentesi ci dirigiamo verso il nostro albergo, Hotel Zlatá Váha, un tre stelle comodo e centrale (le principali attrazioni praghesi sono da qui tutte facilmente raggiungibili a piedi); il tempo di lasciare i bagagli e parte la nostra prima giornata ceca. Prima ovvia tappa, la magnifica piazza della Città Vecchia, con il suo orologio astronomico, dal quale godere di una splendida vista, specie al tramonto.

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Una volta scesi, ci dirigiamo verso Malá Strana, attraverso Ponte Carlo, passeggiando tra i vicoli pieni di negozi di souvenir, mini market, stand e ristoranti di cibo tradizionale. Giunti a destinazione, ci immergiamo nelle atmosfere suggestive che la sera ci dona.

Il secondo giorno inizia presto, gambe in spalla e si procede ancora una volta oltre Ponte Carlo, verso il Castello di Praga, su una collina che domina sull’intera città. I colori che si scorgono con la luce del sole ci fanno rendere conto di quanto le atmosfere notturne, pur romantiche e suggestive, non rendano giustizia ai meravigliosi colori, all’acquamarina delle cupole, alle facciate ocra e rosa cipria, ai tetti ruggine. Il castello è immenso, una vera e propria “città nella città”, per cui compriamo il biglietto che ci permette di accedere a tutti i siti posti al suo interno.

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Nascosta dal corpo principale del castello, appena entrati, ci troviamo di fronte alla Cattedrale di San Vito, uno dei simboli della capitale, dove hanno avuto luogo le incoronazioni di principi e dei re di Boemia, e dove sono seppelliti molti dei monarchi.

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La struttura è visibilmente un miscuglio di stili, romanico e gotico in primis, e al suo interno ospita delle splendide vetrate (tra cui anche una del famoso pittore e scultore ceco Alfons Mucha, esponente dell’art noveau). Poco distante, un’altra chiesa, quella dedicata a San Giorgio, che è la più antica dell’area, ma la sua facciata barocca è successiva (risalente al XVII secolo). Ci dirigiamo quindi verso il Vicolo d’oro, dove sono situate casette basse e variopinte, databili al XVI secolo, inizialmente nate per ospitare le guardie dell’imperatore, poi gli orafi (ecco perché “vicolo d’oro”), gli alchimisti (secondo una leggenda), ma anche personalità come quella di Franz Kafka. Oggi, all’interno degli ambienti sono state riprodotte le dimore popolari della prima metà del Novecento.

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Nei piani superiori delle casette si trova il museo delle torture, e in alcune (al piano terra), botteghe e negozi di souvenir o prodotti locali.

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Terminiamo la visita delle ulteriori attrazioni presenti nel perimetro del castello e iniziamo a scendere, passeggiando tra i vigneti, accompagnati da un magnifico panorama sulla città. Al tramontare del sole, è immancabile una passeggiata lungo le rive della Moldava, il fiume che attraversa Praga.

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Proseguiamo verso la Casa Danzante, opera dell’architetto FranK Gery, che richiama l’abbraccio tra due innamorati.

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Decidiamo di cenare poi nella più antica birreria di Praga, U Fleků, considerata un vero e proprio monumento nazionale, dove a suon di fisarmonica gustiamo un’ottima cena tipica, con tanto di birra e vino di miele.

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L’ultima giornata inizia con la visita alla Chiesa che si affaccia sulla piazza della Città Vecchia, ovvero Santa Maria di Týn, chiusa il primo giorno. L’interno ci delude leggermente, e proseguiamo con la Chiesa di San Nicola, a pochi passi, particolare per l’immenso lampadario barocco che pende dal soffitto.

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È poi la volta del quartiere ebraico: il biglietto intero è piuttosto caro, per cui optiamo per il ridotto che include l’ingresso a tutti i siti, tranne alla sinagoga grande; tuttavia, il solo che ci ha lasciato senza fiato è stato quello della sinagoga spagnola.

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Per il resto, il prezzo forse non vale la pena, per cui consiglio di pagare solo l’ingresso alla sinagoga grande. Decidiamo di pranzare con dei panini, dirigendoci a pochi passi da Kampa (l’isola sul fiume), nel parco dei pavoni, Vojanovy sady.

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Nelle vicinanze si trovano il museo dedicato a Franz Kafka e il vicolo più stretto al mondo (pensate che alle sue estremità è posto un semaforo che regola l’entrata e l’uscita delle persone). Sempre in zona, il muro dedicato a John Lennon, che brulica di scritte e riflessioni di speranza e di pace.

Il nostro pomeriggio si conclude con la visita  allo stadio Letná, nell’omonimo quartiere, dove gioca la più tifata squadra della capitale, se non dell’intero Paese: Sparta Praga. All’esterno, poiché siamo un po’ lontani dal centro, gli antichi palazzi e le chiese lasciano il posto ad edifici grigi, costruiti a blocchi di cemento, risalenti al periodo comunista.

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Praga è una città dai mille volti, dove si intersecano gli stili architettonici più vari, la cultura dell’est è mitigata dalla vicinanza all’ovest, l’apertura all’Europa e il rigore della dittatura subita per anni la rendono a misura d’uomo: un luogo dove tutto deve procedere alla perfezione, senza alcuna eccezione.

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